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	<description>L&#039;etichetta emancipata</description>
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		<title>INDIE-ZONE.IT – a cura di ILARIA REBECCHI:</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong>ADTAR, ovvero A Dog To A Rabbit, tra un infuocato tormento psicotico che profuma di passato rispolverato e trascendentali devozioni, immensa creatività e folgorazioni rock a profusione.<br />
Li abbiamo incontrati per un nuovo episodio di Giovani Canaglie!</strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
- Un trio rock, con una trascinante dose di rabbia: queale è la vostra essenza?<br />
A Dog To A Rabbit: “Più che rabbia parlerei di voglia di farsi sentire, di trasmettere quello che abbiamo da dire, e il rock è la chiave giusta per m&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong>ADTAR, ovvero A Dog To A Rabbit, tra un infuocato tormento psicotico che profuma di passato rispolverato e trascendentali devozioni, immensa creatività e folgorazioni rock a profusione.<br />
Li abbiamo incontrati per un nuovo episodio di Giovani Canaglie!</strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
- Un trio rock, con una trascinante dose di rabbia: queale è la vostra essenza?<br />
A Dog To A Rabbit: “Più che rabbia parlerei di voglia di farsi sentire, di trasmettere quello che abbiamo da dire, e il rock è la chiave giusta per mettere d&#8217;accordo le nostre tre diverse teste.”<br />
- E che ci potete dire in merito alle vostre principali influenze (sembrerebbe dai QOTSA ai Nirvana)…<br />
ADTAR: “L&#8217;ascolto di ognuno di noi varia molto, ci piacciono fondamentalmente tutti quei gruppi che oltre ad avere energia e groove riescono a scrivere canzoni, melodie, partendo dai Beatles che hanno influenzato un po’ tutta la musica fino ai Nirvana che hanno segnato una tappa importante: unire la melodia alla potenza del rock più crudo.”<br />
- Il cambiamento della vostra musica: molta della vostra ispirazione deriva dalla realtà o principalmente dal mondo immaginario?<br />
ADTAR: “L testi si collocano su quella sottile soglia che delimita e unisce la realtà dall&#8217;immaginazione. La nostra ricerca percorre questo confine…”<br />
- La musica italiana: voi cantate in inglese, ad esempio. Come mai? E qual è il problema della scena nostrana? E come modificarla, o farla evolvere?<br />
ADTAR: “Cantiamo in inglese perché ci è venuto più immediato farlo, non tanto per una scelta studiata a tavolino, quanto perché questo progetto è nato così, di impatto, ci piace pensare la voce come uno strumento che si intreccia con tutto il resto, e almeno per adesso l&#8217;inglese ci sembra più fedele al nostro lavoro.”<br />
- Si può ancora cambiare il mondo con la musica? E come? E perché?<br />
ADTAR: “Sarebbe bellissimo, ma potrebbe essere il contrario…”<br />
- Il messaggio nei vostri live…<br />
ADTAR: “Potenza, melodia, voglia di farsi sentire.”<br />
- Uk o USA (musicalmente parlando)?<br />
ADTAR: “50% UK 50 % USA.”<br />
- Meglio vendere tanti dischi o avere tanti supporter live?<br />
ADTAR: “Non so cosa sia meglio in assoluto, sicuramente la nostra volontà è suonare tanto e farci conoscere con i live!”<br />
- Il vostro album è trionfante e sta avendo molto successo tra pubblico e critica…<br />
ADTAR: Il nostro primo lavoro raccoglie un po&#8217; tutto quello che abbiamo maturato in questi anni ma già adesso stiamo lavorando a nuove idee. Spero che questo album possa renderci visibili, possa farci suonare, e possa preparare pubblico e critica alle nuove idee a cui stiamo lavorando.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="vai a indi-zone.it intervista a dog to a rabbit" href="http://www.indie-zone.it/r.asp?id=2620"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.indie-zone.it/r.asp?id=2620</span></span></span></a></span></span></p>
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		<title>GUFETTO.IT – (7 SU 10) – Diego Bonomo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:42:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>A Dog to a Rabbit</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è il primo progetto discografico dell’omonimo trio, nato a Firenze nel 2007, dall’incontro tra Marco Burroni (voce e basso), Davide Mollo (chitarra) e Donald Renda (batteria). 11 tracce di rock puro e potente, talvolta melodico, adatte ad un pubblico in cerca di vibrazioni positive. Si parte con una scarica di adrenalina. È </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Rock Abuse</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">. A primo approccio, mi sembra di risentire una voce già conosciuta, quella di Kurt Kobain, ed effettivamente la voce di Marc&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>A Dog to a Rabbit</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è il primo progetto discografico dell’omonimo trio, nato a Firenze nel 2007, dall’incontro tra Marco Burroni (voce e basso), Davide Mollo (chitarra) e Donald Renda (batteria). 11 tracce di rock puro e potente, talvolta melodico, adatte ad un pubblico in cerca di vibrazioni positive. Si parte con una scarica di adrenalina. È </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Rock Abuse</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">. A primo approccio, mi sembra di risentire una voce già conosciuta, quella di Kurt Kobain, ed effettivamente la voce di Marco ed il suo modo di cantare ricordano molto il leader dei Nirvana. Molto accattivante il giro di basso distorto che caratterizza </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Flavor</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>I Can’t Stay out of</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è invece un pezzo più leggero, anche più ballabile rispetto ai precedenti. Tra un andamento ritmico potente e l’atmosfera onirica è </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Liar</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, quarta traccia dell’album. Con </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Milkshop</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> si ritorna ad un rock aggressivo ma sempre caratterizzato da una ritmica costante. Ma ecco che aumenta nuovamente la velocità con </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Bedlam Minds</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, si ritorna a chitarra e batteria che si lasciano andare distorsioni e ritmi accelerati. Interessante la base di </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>4 Rules</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, pezzo interamente giocato su un basso slappato molto potente. Ottava traccia è la titletrack dell’album. Rispetto al resto dell’album è un pezzo differente. Molto più melodico, alterna ritmi lenti ed atmosphere oniriche. Ma con </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Animal Face</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> si ritorna subito all’atmosfera rock, un rock distorto ma nonostante ciò anche melodico. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Chemical</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è invece un pezzo molto più grunge, dalle chitarre sostenute. Chiude l’album </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Like a Play</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, che nonostante gli strumenti distorti risulta uno dei pezzi più melodici del cd. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>A Dog to a Rabbit</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è senza dubbio un lavoro di buon livello. Ancor di più considerando che si tratta del disco d’esordio della band toscana. È un disco compatto e coerente, che ci trasporta in atmosfere rock e ci fa assaporare delle sfumature ricercate.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="vai al sito gufetto.it recensione a dog to a rabbit" href="http://www.gufetto.it/musica/828-a-dog-to-a-rabbit-a-dog-to-a-rabbit-.html" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.gufetto.it/musica/828-a-dog-to-a-rabbit-a-dog-to-a-rabbit-.html</span></span></span></a></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"> </span></span></span></p>
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		<title>STORIADELLAMUSICA.IT &#8211; (3 su 5) – Marco Biasio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:41:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Sgomberiamo il campo da equivoci: il cane parla al coniglio in un modo decisamente rock. A cercare di incasellarli in qualche modo, il comunicato stampa piazza, come termini di paragone, gli onnipresenti <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Nirvana">Nirvana</a>, i <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Queens_Of_The_Stone_Age">Queens Of The Stone Age</a> e addirittura, certo per fare un po’ di sensazione, <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Jimi_Hendrix">Jimi Hendrix</a>. Se per qualcuno tutto questo citazionismo potrebbe risultare svilente, sappia invece che è il termometro ideale per misurarsi con la materia meno ibrida di sempre, ultim&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Sgomberiamo il campo da equivoci: il cane parla al coniglio in un modo decisamente rock. A cercare di incasellarli in qualche modo, il comunicato stampa piazza, come termini di paragone, gli onnipresenti <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Nirvana">Nirvana</a>, i <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Queens_Of_The_Stone_Age">Queens Of The Stone Age</a> e addirittura, certo per fare un po’ di sensazione, <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Jimi_Hendrix">Jimi Hendrix</a>. Se per qualcuno tutto questo citazionismo potrebbe risultare svilente, sappia invece che è il termometro ideale per misurarsi con la materia meno ibrida di sempre, ultimamente rifuggita a beneficio dei cervellotici alambicchi di cui le band di cantina sembrano nutrirsi giornalmente, o deviata verso gli evanescenti picchi del fluo-indie. Etichette, peraltro, entrambe sovrabbondanti nel mare di promo con cui l’altra Italia cerca di distinguersi dalla massa, finendo chiusa in un circolo vizioso ancora più asfissiante. La passione con cui questi tre giovani fiorentini danno vita alle loro semplici fotografie è, invece, qualcosa che fatico sempre più a sentire nella generale accondiscendenza manieristica dell’r’n’r moderno. Capacità di scrittura e fluidità di composizione donano agli undici brani di </span></span><a href="http://www.storiadellamusica.it/search_A_Dog_To_A_Rabbit"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>A Dog to a Rabbit</em></span></span></a><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> sfumature sicuramente prevedibili (si distacca, da questo, il funk irregolare di </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>4 Rules</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), ma non per questo meno avvincenti. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Rock Abuse</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> ha il perfetto attacco di chi ha ascoltato sin troppe volte il riff impareggiabile di </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Little Sister</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> – Nuovo Millennio, nuovi modelli – con l’ulteriore vantaggio, però, di giocare la sfrontatezza garage su graffi grunge e stacchi melodici. La chitarra stoner di </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Flavor</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, avvolta da affluenti quasi brit, inizia già ad alzare il tiro, poi corretto nel cesellato pop psichedelico della title-track e messo a ciondoloni da </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Liar</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, patinato mid-tempo blues non indispensabile, ma utile per dare respiro ad un disco altrimenti troppo ficcante. Vedo già, a ragion veduta, la rigorosa fila di intransigenti, fuori dalla porta, pronti a cannoneggiare ogni minimo impulso proveniente dal disco, cominciando magari dalle movenze, in effetti leccate, del potenziale singolo </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>I Can’t Stay Out Of</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> e dimenticandosi, se tanto ci dà tanto, di una </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Chemical</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> che potrebbe appartenere ai <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Pixies">Pixies</a> più melodici a contatto coi <a href="http://www.storiadellamusica.it/search_Fugazi">Fugazi</a> più quadrati. Bene insistere con la circoscrizione del territorio: volete della sana concretezza, come di sincera non se ne sente più? Eccovi i tre quarti d’ora che cercavate.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Aspettiamo fiduciosi, in ogni caso, importanti maturazioni in vista del passo successivo.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="vai al sito storiadellamusica.it recensione a dog to a rabbit" href="http://www.storiadellamusica.it/A_Dog_To_A_Rabbit_-_A_Dog_To_A_Rabbit_%28Lady_Lovely,_2010%29.p0-r3212" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">http://www.storiadellamusica.it/A_Dog_To_A_Rabbit_-_A_Dog_To_A_Rabbit_(Lady_Lovely,_2010).p0-r3212</span></span></span></a></span></span></p>
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		<title>ONDAROCK.IT &#8211; (6 su 10) – Michele Saran</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Power-trio fiorentino nato dall’incontro tra Marco Burroni, Davide Mollo e Donald Renda, A Dog To A Rabbit consegna il debutto omonimo nel febbraio 2010, ed è un buon esercizio di camaleontismo tra il <a href="http://www.ondarock.it/storiadelrock/grunge.htm">grunge</a> lirico dei <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/nirvana.htm">Nirvana</a> e i nuovi </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">anthem</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> punk-funk (per quanto piuttosto inflazionati e ancora sfocati). Tra le altre, spiccano </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Milkshop</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Rock Abuse</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> e </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>4 Rules</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> (il picco ritmico, una citazione della progressione della </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Desire</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> degli <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/u2.htm">U2</a>). A prevalere è comunque la tradizione&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Power-trio fiorentino nato dall’incontro tra Marco Burroni, Davide Mollo e Donald Renda, A Dog To A Rabbit consegna il debutto omonimo nel febbraio 2010, ed è un buon esercizio di camaleontismo tra il <a href="http://www.ondarock.it/storiadelrock/grunge.htm">grunge</a> lirico dei <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/nirvana.htm">Nirvana</a> e i nuovi </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">anthem</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> punk-funk (per quanto piuttosto inflazionati e ancora sfocati). Tra le altre, spiccano </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Milkshop</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Rock Abuse</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> e </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>4 Rules</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> (il picco ritmico, una citazione della progressione della </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Desire</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> degli <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/u2.htm">U2</a>). A prevalere è comunque la tradizione: </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Flavor</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> potrebbe essere uno dei pezzi meno pretenziosi dei Red Red Meat, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>I Can’t Stay out of</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è epitome di uno sbandamento garage-pop basato su </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">riff</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> poco originali (ma che comunque migliora nel ritornello dalle armonie vocali strillate), e </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Liar</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è stoner-pop alla <a href="http://www.ondarock.it/recensioni/2002_queensofthestoneage.htm">Queens Of The Stone Age</a> più leggero che mai (e sudista). Sulla stessa direttrice, la cattiva </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Bedlam Minds</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è l’altro picco del disco, stavolta <a href="http://www.ondarock.it/rockedintorni/pearljam.htm">Pearl Jam</a>-iano. La </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">band-track</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>A Dog to a Rabbit</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è invece una </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">ballad</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> lisergica. Risoluto riassunto dell’alt-rock dei 90, che ha pure un messaggio pruriginoso &#8211; penalizzato da qualche riempitivo di troppo &#8211; indirizzato a una schiera mista di giovani utenti smaliziati. Uscita di lancio per l&#8217;</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>etichetta emancipata</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Lady Lovely.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="vai al sito ondarock.it recensione a dog to a rabbit" href="http://www.ondarock.it/recensioni/2010_adogtoarabbit.htm" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.ondarock.it/recensioni/2010_adogtoarabbit.htm</span></span></span></a></span></span></p>
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		<title>LOSTHIGHWAYS – Giulia Gasparato</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Sottotitolo: less is more. Il disco omonimo degli A dog to a rabbit si serve di pochi elementi, l’abc minimo del rock. Basso, chitarra e batteria sono quanto basta al trio toscano per dar vita a una tracklist davvero interessante. Un suono maturato evidentemente grazie agli ascolti di tutta una giovane vita, anzi di tre, per cui ci potrete ritrovare un bel numero di influenze, potrete giocare ad individuare un cantato alla Cobain, l’aggressività ritmica dei Queens of the st&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Sottotitolo: less is more. Il disco omonimo degli A dog to a rabbit si serve di pochi elementi, l’abc minimo del rock. Basso, chitarra e batteria sono quanto basta al trio toscano per dar vita a una tracklist davvero interessante. Un suono maturato evidentemente grazie agli ascolti di tutta una giovane vita, anzi di tre, per cui ci potrete ritrovare un bel numero di influenze, potrete giocare ad individuare un cantato alla Cobain, l’aggressività ritmica dei Queens of the stone age, la maestria melodica con cui Dave Grohl costruisce brani che si insinuano dal primo ascolto. Questo disco funziona, c’è una bella amalgama di suono, ogni musicista coglie il momento esatto per sopraffare gli altri e prendersi tutta l’attenzione. Non di sole chitarre ruvide si vive, ma anche di una sezione ritmica che si muove precisa e incalzante (provare per credere:</span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></span></em><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Rock</span></span></em><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></span></em><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Abuse</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Bedlam</span></span></em><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></span></em><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Minds</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> e </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">4 rules</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), e in un disco c’è spazio anche per brani meno tirati, come la title-track, per rallentare il ritmo e riprendere fiato prima di ripartire.<br />
Pochi gli ingredienti per un gustoso risultato. Rinunciando a ogni surplus, gli A dog to a rabbit confezionano un album buono per gli integralisti dell’indie rock come anche per l’onnivoro pubblico della tv musicale. Onore al merito per aver trovato una strada propria, riuscendo a seguire un percorso che non sia solo l’inseguimento di qualcuno venuto prima.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><a title="vai al sito losthighways.it recensione a dog to a rabbit" href="http://www.losthighways.it/2010/03/27/st–a-dog-to-a-rabbit/" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">http://www.losthighways.it/2010/03/27/st–a-dog-to-a-rabbit/</span></span></span></span></span></a><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"> </span></span></span></p>
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		<title>MESCALINA.IT – Francesco Bove</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #ffffff;">“<span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">L´etichetta Lady Lovely già ci ha dimostrato quanto vale con </span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> di Betzy ma vi posso assicurare che gli A dog to a Rabbit, trio fiorentino, non sono da meno. Il suono che ci propongono è sporco, ruvido, garage ma anche pop, generi che si alternano evanescenti in un disco serrato ed efficace. Si canta, ovviamente, in inglese e si suona ricorrendo ad effetti e a melodie à la Strokes ma gli ADTAR sono bravi e, complice anche il buon lavoro in fase di mixaggio, riescono&#8230;</span></span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #ffffff;">“<span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">L´etichetta Lady Lovely già ci ha dimostrato quanto vale con </span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> di Betzy ma vi posso assicurare che gli A dog to a Rabbit, trio fiorentino, non sono da meno. Il suono che ci propongono è sporco, ruvido, garage ma anche pop, generi che si alternano evanescenti in un disco serrato ed efficace. Si canta, ovviamente, in inglese e si suona ricorrendo ad effetti e a melodie à la Strokes ma gli ADTAR sono bravi e, complice anche il buon lavoro in fase di mixaggio, riescono a divertire con gradite soluzioni melodiche e un suono compatto e maturo. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">Il loro primo lavoro è un punto di partenza niente male, che confonde e inebria, paga il suo tributo artistico ai Nirvana e alla scena grunge ma ne prende anche le distanze in virate sperimentali presentate in brani come </span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Milkshop</em></span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">. Sempre in equilibrio precario tra rumore e melodia, gli ADTAR riescono ad essere docili e cattivi, ad avere la tenerezza e la morbidezza di un coniglio e l´intelligenza di un cane offrendo un lavoro audace, devastante, affascinante ma mai ruffiano. Un disco dal sapore internazionale, ambizioso ma che non deve affatto esaurirsi qui. Deve, anzi, essere per il gruppo un buon punto di partenza su cui lavorare per ricercare una propria forma personale d´espressione, definita, netta. Le anime del gruppo possono riassumersi in alcuni brani importanti come </span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>I Can´t Stay out of</em></span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> molto orecchiabile e semplice, </span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Rock Abuse</em></span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> che si concentra maggiormente sull´impatto delle chitarre elettriche e </span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><em>Animal Face</em></span></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"> complessa e curata, che dimostra il vero valore del trio toscano. Insomma, undici brani che formano un discreto prodotto, un biglietto da visita importante per la band sia per oltrepassare i confini italiani che per proporsi al nostro pubblico. Gli ADTAR hanno coraggio per andare avanti e inseguire nuove prospettive, l’importante è non affondare nelle sabbie mobili dell’universo indie-rock.”</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #ffffff;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><span style="text-decoration: underline;"><a title="vai al sito mescalina.it recensione a dog to a rabbit" href="http://www.mescalina.it/recensioni/a-dog-to-a-rabbit-st" target="_blank"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">http://www.mescalina.it/recensioni/a-dog-to-a-rabbit-st</span></span></span></a></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"> </span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>ONDAROCK.IT &#8211; (5/10) – Gianfranco Marmoro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Betzy]]></category>
		<category><![CDATA[Reviews]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La musica è un racconto di esperienze vissute, piccole schegge di un resoconto che, come un diario, coglie sottili istantanee: è questo anche il percorso da cui nasce </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, un insieme di canzoni composte durante un viaggio in America del 2006 da Fabio Cussigh e abilmente vestite dalla produzione di Ru Catania. Un racconto ora scanzonato (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Suze K</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Gay Bar</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), ora più sofferto e vissuto ( </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Night Jersey</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Mess Around</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), costruito su scampoli di blues folk e pop con scori&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La musica è un racconto di esperienze vissute, piccole schegge di un resoconto che, come un diario, coglie sottili istantanee: è questo anche il percorso da cui nasce </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, un insieme di canzoni composte durante un viaggio in America del 2006 da Fabio Cussigh e abilmente vestite dalla produzione di Ru Catania. Un racconto ora scanzonato (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Suze K</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Gay Bar</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), ora più sofferto e vissuto ( </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Night Jersey</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Mess Around</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), costruito su scampoli di blues folk e pop con scorie di soft-jazz e rock, il tutto condito da una malinconia mai ossessiva e da una giocosità mai stupida. Sono racconti di solitudine sorretti da una ambiguità maliziosa (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è un gergo per indicare la masturbazione), un insieme di esperienze sonore digerite e ricomposte con gusto, tracce di <a href="http://www.ondarock.it/songwriter/loureed.htm">Lou Reed</a> e spunti vocali alla Crash Test Dummies sono gli elementi più riconoscibili, ma le citazioni scivolano senza logica continuità con strane atmosfere <a href="http://www.ondarock.it/storiadelrock/glam.htm">glam</a> inglesi e pop-jazz da bar di periferia newyorkese. Ma nonostante il ricco insieme di spunti, il riascolto diventa forzoso e evidenzia i limiti delle canzoni che risultano gradevoli (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Just a Call</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">) o fastidiose (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Shopgirl</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), con toni leggermente più rimarchevoli in alcuni episodi (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Goldfinger</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Mess Around</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), ma sostanzialmente poco originali (</span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Little Student</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Sisters Are Better</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">). In definitiva non si giustificano le lodi e meraviglia che lo hanno preceduto, un album che non aggiunge elementi di chiarezza al confuso pop-rock del secondo millennio. Onesto, anche leggermente stuzzicante, </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing The Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> scivola via come una serata tra amici ricca di vaporosi ricordi; è innegabile un suo fascino eccentrico e scanzonato, ma come resoconto di un viaggio sarebbe stato preferibile un album di foto.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">:<a title="vai al sito ondarock.it recensione betzy" href="www.ondarock.it/recensioni/2010_betzy.htm" target="_blank"> </a></span></span></span><a title="vai al sito ondarock.it recensione betzy" href="www.ondarock.it/recensioni/2010_betzy.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.ondarock.it/recensioni/2010_betzy.htm</span></span></span></span></span></a></p>
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		<title>INDIE-EYE.IT – Elia Billero</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è il primo disco di Betzy, al secolo Fabio Cussigh già negli Amari, ideato, costruito e registrato in seguito a un suo viaggio newyorkese. Fin da subito ci rendiamo conto della presenza quasi totale degli States in ogni traccia: </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Just a Call</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, con il suo assolo remixato potrebbe essere un’outtake di Odelay di Beck, come pure </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Little Student</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">; </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Shopgirl</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è Elton John innamorato del blues degli Zeppelin, dove viene sostituito il pianoforte con un synth melmoso; </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">M&#8230;</span></span></em></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è il primo disco di Betzy, al secolo Fabio Cussigh già negli Amari, ideato, costruito e registrato in seguito a un suo viaggio newyorkese. Fin da subito ci rendiamo conto della presenza quasi totale degli States in ogni traccia: </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Just a Call</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, con il suo assolo remixato potrebbe essere un’outtake di Odelay di Beck, come pure </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Little Student</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">; </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Shopgirl</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è Elton John innamorato del blues degli Zeppelin, dove viene sostituito il pianoforte con un synth melmoso; </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Mess Around</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> e </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Always in the Dog House</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> ricordano il Lou Reed di Transformer. Potrei continuare ancora con i Gomez, David Bowie e addirittura John Lennon, artisti britannici che da sempre hanno prestato molta attenzione alla produzione musicale nordamericana. Non è affatto originale questo Romancing the Bone, e lo si capisce da tutti gli spunti che giungono alle orecchie dell’ascoltatore, nonostante la produzione volutamente lo-fi cerchi di spostare l’asse percettivo. Se scarnificato, è un album di allegri midtempo acustici che approcciano al pop partendo sempre dal blues più sporco e dal rock glam dei primi anni ‘70. Gradevole all’ascolto e abbastanza convincente come prima prova.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a title="vai al sito indie-eye.it recensione romancing the bone" href="http://www.indie-eye.it/recensore/2010/06/betzy-romancing-the-bone-2010-lady-lovely/"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.indie-eye.it/recensore/2010/06/betzy-romancing-the-bone-2010-lady-lovely/</span></span></span></a></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"> </span></span></span></p>
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		<title>GUFETTO.IT – Manuel Gargano</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 21:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Betzy]]></category>
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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Nasce nel 2006 nella città di New York da un idea di Fabio Cussigh. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, undici tracce composte durante un viaggio negli Stati Uniti d’America. Quando Fabio Cussigh torna in Italia dal suo viaggio  “Betzy”  passa nelle mani di un musicista e produttore piemontese, Ru Catania (Africa Unite) che in uno studio situato nei boschi della Val Germanasca, plasma e modifica ulteriormente le tracce già registrate oltreoceano; il risultato è una raccolta in puro stil&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Nasce nel 2006 nella città di New York da un idea di Fabio Cussigh. </span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Romancing the Bone</em></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, undici tracce composte durante un viaggio negli Stati Uniti d’America. Quando Fabio Cussigh torna in Italia dal suo viaggio  “Betzy”  passa nelle mani di un musicista e produttore piemontese, Ru Catania (Africa Unite) che in uno studio situato nei boschi della Val Germanasca, plasma e modifica ulteriormente le tracce già registrate oltreoceano; il risultato è una raccolta in puro stile Blues–Folk con retrogusti  Soft–Jazz e Rock. Il disco (pubblicato nel gennaio del 2010), una volta partito, vi accompagnerà prendendovi per mano, in una strada a senso unico, con un sottile soffio di malinconia, ma senza risultare troppo drammatico. Un cammino ricco di emozioni e stati d’animo che potrete intraprendere comodamente seduti sul vostro divano, magari accompagnati da un bicchiere di Southern Comfort. Il disco vi delizierà più e più volte: consigliato a chi piace viaggiare con la mente e con l’animo.”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><a title="vai al sito gufetto.it articolo su romancing the bone" href="GUFETTO.IT – Manuel Gargano “Nasce nel 2006 nella città di New York da un idea di Fabio Cussigh. Romancing the Bone, undici tracce composte durante un viaggio negli Stati Uniti d’America. Quando Fabio Cussigh torna in Italia dal suo viaggio  “Betzy”  passa nelle mani di un musicista e produttore piemontese, Ru Catania (Africa Unite) che in uno studio situato nei boschi della Val Germanasca, plasma e modifica ulteriormente le tracce già registrate oltreoceano; il risultato è una raccolta in puro stile Blues–Folk con retrogusti  Soft–Jazz e Rock. Il disco (pubblicato nel gennaio del 2010), una volta partito, vi accompagnerà prendendovi per mano, in una strada a senso unico, con un sottile soffio di malinconia, ma senza risultare troppo drammatico. Un cammino ricco di emozioni e stati d’animo che potrete intraprendere comodamente seduti sul vostro divano, magari accompagnati da un bicchiere di Southern Comfort. Il disco vi delizierà più e più volte: consigliato a chi piace viaggiare con la mente e con l’animo.” Link: www.gufetto.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=857:betzy-romancing-the-bone&amp;catid=42:musica-recensioni&amp;Itemid=27" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.gufetto.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=857:betzy-romancing-the-bone&amp;catid=42:musica-recensioni&amp;Itemid=27</span></span></span></span></span></a></p>
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		<title>L’ISOLA CHE NON C’ERA – Simonetta Tocchetti</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 07:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Reviews]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La Betzy di questo album è un progetto, un&#8217;idea nata nella Grande Mela nel 2006. Ed è una voce profonda, quella di Fabio Cussigh, che a partire dalla prima traccia </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-weight: normal;">Just a Call</span></em></span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> sembra portarci su una passerella catwalk</span></span><span style="color: #ffffff;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">ad alto voltaggio. </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-weight: normal;">Romancing the Bone</span></em></span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è un diario in musica: atmosfere e personaggi eliotiani alla J. Alfred Prufrock, avventori dei locali immortalati da Edward Hopper, forse un po&#8217; più affollati da un pubblico decisamente cool! Sensualità diff&#8230;</span></span></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #0000ff } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“<span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La Betzy di questo album è un progetto, un&#8217;idea nata nella Grande Mela nel 2006. Ed è una voce profonda, quella di Fabio Cussigh, che a partire dalla prima traccia </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-weight: normal;">Just a Call</span></em></span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> sembra portarci su una passerella catwalk</span></span><span style="color: #ffffff;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">ad alto voltaggio. </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-weight: normal;">Romancing the Bone</span></em></span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è un diario in musica: atmosfere e personaggi eliotiani alla J. Alfred Prufrock, avventori dei locali immortalati da Edward Hopper, forse un po&#8217; più affollati da un pubblico decisamente cool! Sensualità diffusa (</span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Night Jersey</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">), storie di </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">one night stand,</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> di abbandoni, di malinconia e di uomini che sentono la mancanza delle loro donne ma anche di uomini che trasformano i loro destini cogliendo occasioni messe lì per sfuggire dalle fidanzate. Un album rock&#8217;n roll che ci sorprende con lenti bluesacci un po&#8217; marci (a questo proposito il comunicato stampa che ha accompagnato nella nostra redazione </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Romancing the Bone</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> non mente).</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">E&#8217; musica che ti trasporta su un palcoscenico, quasi ti volesse far indossare abiti e storie di altri: </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Goldfinger</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">, attraverso archi pizzicati, ti catapulta negli anni Venti e ci immaginiamo un gagà con cilindro e bastone, un uomo in frac alla ricerca di un&#8217;avventura perchè «love is too much for everyone, is something that I can&#8217;t stand» (l&#8217;amore è troppo per chiunque, qualcosa che non sopporto). </span></span><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Always in the dog house</span></span></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> ha richiami a pezzi anni Ottanta melensi alla Barry Manilow per poi scivolare in un rock &#8216;n roll scanzonato: ehi baby, qui non c&#8217;è niente di romantico perchè è sempre la solita vecchia storia di chi non vuole rimanere intrappolato in un matrimonio. Che dire poi di </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-weight: normal;">Mess around</span></em></span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">? Il riff di chitarra che fa da intro sembra quello di un pezzo anni Ottanta dei Queen, la storia struggente di un uomo che teme di essere lasciato. In chiusura di ascolto, ecco che facciamo la conoscenza di Betzy, l&#8217;altra Betzy alla quale viene dedicata una serenata: cantante in una rock &#8216;n roll band, amante di Frank McLusky, non ama baciare, è lontana, «ciliegia di cui ho bisogno nel mio drink» il che fa un po&#8217; a botte con il titolo. </span></span><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><span style="font-weight: normal;">Don&#8217;t shit on my rainbow</span></em></span></span></strong><strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></strong><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">sembra un avvertimento&#8230; Betzy è mia, è il mio arcobaleno&#8230; non rovinate tutto!”</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB"><strong>Link</strong></span></span></span><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">: </span></span></span><a title="vai al sito l'isolachenoncera.it/recensioni" href="www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=1014" target="_blank"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span lang="en-GB">www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=1014</span></span></span></span></span></a></p>
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